Siete convinti che l’astrofisico sia quel signore un po’ spettinato che passa le notti al gelo con l’occhio incollato a un telescopio? Beh, siete rimasti al 1800.
Per capire come è cambiato questo mestiere affascinante, abbiamo intervistato Marco Citossi, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) presso l’Osservatorio Astronomico di Trieste. Preparatevi, perché scoprirete che oggi studiare le stelle assomiglia molto di più a quella di un hacker etico che a quella di un poeta.
D: Ciao Marco! Partiamo dalle basi: chi sei e come sei arrivato all’INAF?
Marco Citossi: Buongiorno! Il mio percorso è stato tutt’altro che lineare. In realtà nasco come matematico applicato, poi mi sono appassionato alla fisica e mi sono laureato in fisica computazionale. Oggi la chiamereste Data Science: diciamo che sono essenzialmente un data scientist. Dopo un dottorato in ingegneria industriale e informatica, sono approdato all’INAF perché mi sono innamorato di un progetto spaziale chiamato Hermes, che prevedeva il lancio di una costellazione di piccoli satelliti (cubesat), grandi come una bottiglia di champagne, per “catturare” i lampi più violenti dell’universo, i Gamma Ray Burst.
D: Quindi, la domanda da un milione di dollari: cosa fa un astrofisico tutto il giorno? Guardate ancora dentro i telescopi?
M.C.: Nell’immaginario collettivo l’astrofisico è quello che sta con l’occhio al telescopio tutta la notte, ma in realtà questo non si fa più da decenni. I grandi telescopi si trovano in posti remoti come il deserto di Atacama in Cile o le vette delle Canarie per un motivo semplice: fuggire dalla luce e dall’umidità . Osservare dalle città ormai è impossibile a causa dell’inquinamento luminoso; sarebbe come cercare di vedere la fiamma di una candela accesa di fianco a un riflettore da stadio. Inoltre, in quei luoghi desertici e in alta quota l’aria è secca e stabile, condizione fondamentale per avere immagini nitide. Quindi noi acquisiamo i dati da remoto, ma attenzione: non immaginatevi un noioso lavoro da scrivania! Una volta analizzati i dati, inizia la parte più dinamica: si viaggia tantissimo per conferenze internazionali in tutto il mondo. È lì che si presentano le scoperte, si discutono i risultati e ci si confronta con la comunità scientifica globale. È un mestiere incredibilmente vivo, fatto di numeri ma anche di viaggi e continuo scambio umano.
D: Un po’ meno romantico dei tempi di Galileo, ma sicuramente più comodo…
M.C.: Non c’è paragone, è decisamente meglio adesso! Abbiamo una mole di dati enorme a cui attingere, anche da telescopi spaziali come il James Webb, stando al caldo. In passato, l’astronomia aveva i suoi “martiri”. Pensate che proprio qui a Trieste abbiamo la storia di Johann Nepomuk Krieger, un astronomo dilettante di fine ‘800. Era figlio di un ricco birraio, ma vendette l’intera azienda di famiglia per comprare il telescopio più performante dell’epoca e si trasferì a Trieste per osservare meglio il cielo. Disegnò uno degli atlanti lunari più belli di sempre, ma morì a soli 37 anni per problemi polmonari legati alle troppe notti passate al freddo. Oggi quel telescopio è stato restaurato ed è conservato da noi, a ricordo di un’epoca eroica ma terribile.
D: Tornando al presente, di cosa ti occupi nello specifico?
M.C.: Mi occupo di ricerca e tecnologia applicata al campo delle alte energie, come i raggi X e Gamma. Nello specifico, collaboro allo sviluppo e alla calibrazione di strumentazione avanzata per rilevare raggi X e Gamma, progettata per operare su piattaforme spaziali innovative come i nano-satelliti. È un lavoro di frontiera che si trova all’intersezione tra fisica sperimentale, ingegneria spaziale e data analysis. A questo affianco un’intensa attività di outreach e divulgazione: credo sia fondamentale non lasciare la scienza chiusa nei laboratori, ma raccontarla al pubblico e nelle scuole per restituire alla società i risultati del nostro lavoro e, magari, ispirare i ricercatori di domani.
Vuoi scoprire le meraviglie del cosmo dal divano di casa? Marco consiglia di scaricare Stellarium, un software gratuito bellissimo usato anche dai professionisti per esplorare il cielo.

Marco Citossi, Ricercatore INAF – OATs

